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zioricky
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« il: 28 Agosto , 2008, 19:37:50 » |
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Località: Erdeven; Plage de Kerhillio – Bretagna (F) Meteo: coperto, piovoso a tratti; temp. aria 20° circa, temp. acqua 18° (si stava bene con la semistagna 3 mm) Vela: 4,7 (4,2 nel pomeriggio) Qualità: *** (per il coraggio e la testardaggine) Presenti: il sado, ??, zioricky
Nel nostro tour della Bretagna, facciamo sosta a Kerhillio, spot contrassegnato dal bollino rosso nella guida del nostro master & commander (= onde oltre 4 m). Windfinder però disegna solo un’area verde per la zona e quindi, visto anche che di fatto si tratta di un immenso spiaggione di sabbia, decidiamo di provarci qui. Abbiamo “armato” il nostro California in un grande prato del Camping Municipal (praticamente Woodstock…) e già nella notte veniamo svegliati dalle prime raffiche del nord ovest. Al risveglio, dopo la solita abbondante colazione, oltrepassiamo la duna che ci separa dall’oceano e ci si presenta lo scenario che non avremmo voluto vedere: vento impetuoso completamente on shore e cavalloni ruggenti e ravvicinati che frangevano continuamente con una invincibile potenza. Spostare di nuovo tutto sarebbe troppo dispendioso in termini di tempo, oltre che complicato visto il forte vento, e quindi decidiamo di provarci comunque, anche nella speranza che prima o poi il vento “giri” un po’. Siamo solo tre windsurfisti in mezzo a 200 kiter. L’impatto è terrificante. Lo shore break sembra un esercito infinito di fanti unni che, fila dopo fila, riversa senza tregua tutta la sua potenza sulla battigia. Non c’è verso di superare le prime onde. E ogni volta che veniamo respinti e cadiamo, i frangenti ci rovinano addosso, rendendo dispendiose e difficili le manovre di ripartenza. Io ci provo per un’ora circa, facendo qualche pausa ogni tanto, poi mi arrendo. Anche perché non si tratta di superare solo i primi frangenti, ma la profondità di queste schiere di vandali è di circa 2/300 metri: guadagnare il mare aperto è di fatto un’impresa impossibile. ? e il sado invece rimangono in acqua di più, ma senza successo alcuno. Alla fine ci ritiriamo sulla terraferma. Ci riproveremo nel pomeriggio.
Dopo una buona dose di carboidrati e zuccheri (pasta al pomodoro e successivi dolcetti al cioccolato), ritorniamo in acqua. Il vento è ulteriormente rinforzato: ora è da 4/4.2, ma non ce la sentiamo di armare una nuova vela (tra l’altro in quelle distese immense sembra che siano due passi, ma la distanza che separa l’oceano dal nostro van è di circa 3/400 m -100 solo di spiaggia battuta dal vento). Con la potenza di vela che abbiamo ora, sembra più facile superare le prime file di onde, ma il risultato è che ci troviamo poi completamente sovrainvelati in un delirio di schiuma ribollente. Inoltre la forza del vento ha decisamente alzato l’altezza delle onde e non è difficile trovarsi davanti muri di 3m e oltre, che quando sei in acqua annaspando nel tentativo di sistemare l’attrezzatura per ripartire e guardi su sembrano ancora di più!!! E’ una lotta ancor più impari… A un certo punto mi trovo a surfare a duecento all’ora lungo il fronte di un’onda cercando un varco nella schiuma per superarla quando all’improvviso mi trovo in un “vicolo cieco”: faccio solo in tempo a pensare “ma dove caz** sono finito” che la bestia mi rovina addosso dandomi uno schiaffo pazzesco. Riesco a stare aggrappato all’attrezzatura per miracolo… Ok, per oggi può bastare… Poco dopo ? è meno fortunato. Si trova nella mia stessa situazione, ma l’attrezzatura gli viene strappata via. Nuoterà per mezz’ora prima di riuscire a toccare terra, stremato. E si trovava a non più di 80 metri da riva!! La sua attrezzatura viene sputata sulla spiaggia fortunatamente senza subire danni…
Non ne abbiamo più… E’ pomeriggio inoltrato (le 18 circa) e facciamo ritorno al California portandoci dietro le nostre tavole e vele. Il tempo di fare la doccia, di riprenderci un attimo, di vedere il sole fare capolino tra le grosse coltri di nubi. Ora il vento è ruotato leggermente ed entra side on. E’ anche un po’ calato, così come è calata la turbolenza delle onde. Saltano fuori altri windsurfisti e si godono qualche ora (lassù restava chiaro fino alle 10,30 ca.) di surf in condizioni non certo perfette, ma almeno tali di consentire qualche salto e qualche surfata. La cosa ci lascia un po’ di amaro in bocca, ma nemmeno più di tanto. Ci resta la consapevolezza di aver affrontato con coraggio condizioni per tutti noi mai così impegnative. Alla fine la natura ha vinto, ma ci ha reso l’onore delle armi e per questo ci sentiamo soddisfatti e appagati…
Ceniamo nell’immensa distesa di Woodstock pasteggiando a Champagne: ce lo siamo meritato! E più tardi, mentre il buio della notte comincia ad avere il sopravvento sulle luci del giorno, ci gustiamo un sigaro cubano in totale relax, raccontandoci l’un l’altro i momenti vissuti in acqua, le nostre paure, le nostre emozioni…
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